lunedì 19 marzo 2018
sabato 3 marzo 2018
bandiarera marciana di Perasto
Il Giuramento di Perasto
Il 23 agosto del 1797, dopo più di tre mesi dalla caduta della repubblica di Venezia per mano francese, i cittadini di Perasto si radunarono davanti al palazzo del Capitano della città per seppellire il gonfalone della serenissima. Davanti alla folla inginocchiata, il Capitano Giuseppe Viscovich tenne un discorso , il Giuramento di Perasto, altrimenti conosciuto come Ti co nu, nu co ti (in veneto).La cerimonia consistette nel saluto dei vecchi vessilli e dei nuovi, e fu fatta in due lingue, serbo-croato e veneto.
| In veneto:(Traduzione di Francesco Viscovich in Storia di Perasto) |
« In sto amaro momento, che lacera el nostro cor; in sto ultimo sfogo de amor, de fede al Veneto Serenissimo Dominio, el Gonfalon de la Serenissima Repubblica ne sia de conforto, o Cittadini, che la nostra condotta passada che quela de sti ultimi tempi, rende non solo più giusto sto atto fatal, ma virtuoso, ma doveroso per nu. |
sabato 10 febbraio 2018
ORIGINE DEL NOME " VENEZIA"
Venezia delle origini
Così scrive
il geografo O.Marinelli (1923)
....Il nome antico “Venetia” è tratto dall’etnico veneto “Veneti o anche Venedi o Vendi” e vuol dire “terra o luogo dei veneti”.....
Il corrispondente greco Ένετοί....Enetoi-eneti-venetoi-veneti.
Un tempo (all'epoca di Cesare Augusto) con tale denominazione "la Venetia" si indicava tutta l'area popolata dai veneti, dall'Istria, alla Carinzia, all'Adda poi intorno al VII/VIII sec. d.C. con tale termine si è incominciato a indicare la città lagunare propriamente detta.
Successivamente l'area complessiva dei veneti adriatici si è indicata anche con il plurale "le venetie" da cui "triveneto e trevenezie".
....Il nome antico “Venetia” è tratto dall’etnico veneto “Veneti o anche Venedi o Vendi” e vuol dire “terra o luogo dei veneti”.....
Il corrispondente greco Ένετοί....Enetoi-eneti-venetoi-veneti.
Un tempo (all'epoca di Cesare Augusto) con tale denominazione "la Venetia" si indicava tutta l'area popolata dai veneti, dall'Istria, alla Carinzia, all'Adda poi intorno al VII/VIII sec. d.C. con tale termine si è incominciato a indicare la città lagunare propriamente detta.
Successivamente l'area complessiva dei veneti adriatici si è indicata anche con il plurale "le venetie" da cui "triveneto e trevenezie".
mercoledì 17 gennaio 2018
Lo sapevate che i Veneti scoprirono l’America prima di Colombo?
I fratelli Zeno vissuti a ridosso tra il 1300 e gli inizi del 1400 navigarono attraverso l’Atlantico fino al Nord America. Sì, proprio così! Scoprirono l’America prima di Cristoforo Colombo, e non solo. Pare che il ben più noto esploratore giunse nel Nuovo Mondo proprio grazie a una copia di mappe venete.
sabato 20 dicembre 2014
lunedì 15 dicembre 2014
Veneto, cosa succede all'Italia se la Regione fa la secessione - Libero Quotidiano
lunedì 23 dicembre 2013
INDIPENDENTISMO EUROPEO
I movimenti indipendentiti in Europa in gran parte si rifanno ad ispirazione cattolica (Irlanda del Nord, Scozia, Galles, Sud Tirolo), laico-progressista (Liguria, Sardegna, Valle d'Aosta, Piemonte, Veneto, Toscana), nazionalista (Fiandre, Bretagna, Borgogna e Sicilia), ma anche socialiste e marxiste (Irlanda del Nord, Paesi Baschi, Catalogna, Corsica e Sardegna) o anticolonialiste (Canarie).
Germania - Polonia - Rep. Ceca
Francia
| Per approfondire, vedi Nazionalismo corso. |
Bretagna
Occitania
Corsica: Fronte di Liberazione Nazionale Corso, Partito della Nazione Corsa e Corsica Libera.
Nuova Caledonia: Fronte di liberazione nazionale kanako e socialista (FLNKS)
Spagna
| Per approfondire, vedi Nazionalismo basco, Indipendentismo catalano e Nazionalismo aragonese. |
Aragona
Isole Canarie: Movimento per l'Autodeterminazione e l'Indipendenza dell'Arcipelago Canario
Catalogna: Convergenza e Unione, Sinistra Repubblicana di Catalogna, Iniziativa per la Catalogna Verde
Euskal Herria: Partito Nazionalista Basco
Italia
| Per approfondire, vedi Indipendentismo sardo, Indipendentismo siciliano, Indipendentismo padano e Venetismo. |
Sicilia: Movimento Indipendentista Siciliano, Antudo, Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia, Communitas Siciliae e Movimento di Liberazione Nazionale del Popolo Siciliano[1]
Sardegna: Partito Sardo d'Azione, Sardigna Natzione, Indipendentzia Repubrica de Sardigna, A Manca pro s'Indipendentzia, Progetu Repùblica de Sardigna[2], Movimento di Liberazione Nazionale del Popolo Sardo[3]
Padania: Lega Nord; Lega Padana
Veneto: Indipendenza Veneta, Veneto Stato, Movimento Veneto, Movimento di Liberazione Nazionale del Popolo Veneto[4]
Piemonte: Piemonte Stato, Gioventura Piemontèisa
Lombardia: Pro Lombardia Indipendenza[5]
Alto Adige: Südtiroler Volkspartei, Süd-Tiroler Freiheit, Die Freiheitlichen, Bürger Union für Südtirol
Territorio libero di Trieste: Movimento Trieste Libera
Friuli Venezia Giulia: Autodeterminazione delle Nazioni Friulane e del Litoral
Due Sicilie: Lega Sud, Movimento dei Neoborbonici
Regno Unito
| Per approfondire, vedi Indipendentismo scozzese. |
Belgio
DIRITTO DI SECESSIONE ??
LA SECESSIONE E' UN DIRITTO DELL'UOMO ?
La questione è stata trattata con insuperabile chiarezza da uno dei principali liberali classici, Ludwig von Mises.
Il diritto di autodeterminazione, per quanto concerne la questione dell’appartenenza allo Stato, non significa che questo: ogniqualvolta gli abitanti di un dato territorio- a prescindere che si tratti di un singolo villaggio, di un’intera contea, o di una serie di distretti contigui- hanno espresso, mediante il ricorso a libere votazioni, il desiderio di non voler più far più parte dell’ordinamento statale cui al momento appartengono, bensì di ambire alla costituzione di uno Stato autonomo, ovvero di venire a fare parte di un altro Stato, di queste volontà bisogna naturalmente tener conto”
La questione è stata trattata con insuperabile chiarezza da uno dei principali liberali classici, Ludwig von Mises.
Secondo Mises, tale diritto si
Il ragionamento di Mises è particolarmente incisivo. Se le persone sono obbligate a rimanere sotto un governo che non hanno scelto allora il risultato più probabile sarà lo scontro. Riconoscere il diritto a secedere “è l’unica possible ed efficace via di prevenire le rivoluzioni e le guerre civili e tra nazioni” .“estende agli abitanti di ogni territorio sufficientemente ampio da formare un’unità amministrativa indipendente. Se fosse in ogni modo possibile garantire questo diritto di autodeterminazione ad ogni individuo, dovrebbe essere fatto”
domenica 22 dicembre 2013
INTERNET E PLEBISCITO!
Indipendenza del Veneto con referendum via internet - Veneto - il Mattino di Padova

Ho notizia che la commissione Affari istituzionali del Consiglio regionale, nell'affrontare i due progetti di legge sull'autonomia del Veneto (Toniolo-Tesserin) e sull'indipendenza (Valdegamberi), ha ipotizzato di consultare i cittadini tramite la rete web e ha dato mandato al presidente di commissione, Costantino Toniolo (Pdl-Ncd) di verificarne la fattibilità.

Bene! Ma per non perdere tempo ( e quindi danaro pubblico !) , basterà che Toniolo si affidi alla esperienza svizzera in tema di voto referendario via Intenet, cliccando qui e quindi sulla vignetta SWF Italian . Bastano pochi minuti.......
Semplice ed economico , non vi pare ?
sabato 21 dicembre 2013
venerdì 20 dicembre 2013
sabato 7 maggio 2011
SCALFARI ALLO SPECCHIO
di Roberto Coeli
Recita Wikipedia : "Il campo principale dell'analisi di Scalfari è l'economia, insieme alla politica, che trovano ampia sintesi in un punto di vista etico-filosofico: alcuni articoli di Scalfari hanno dato avvio a battaglie ideologico-culturali, quali i referendum sul divorzio e sull'aborto. La sua ispirazione politica è liberale di matrice sociale. Punti forti dei suoi articoli recenti sono la laicità, la questione morale, la filosofia e la ferma critica verso l'azione politica di Silvio Berlusconi."
Credo che Scalfari sia un pensatore di grande livello, sappia trasformare i concetti in formule matematiche e meriti la stima di tutta la intellighenzia.
Penso anche che curi ogni mattina la barba con grande attenzione davanti allo specchio, che certamente, se avesse la parola, vorrebbe dirgli : MA CHE BARBA !!!!
Recita Wikipedia : "Il campo principale dell'analisi di Scalfari è l'economia, insieme alla politica, che trovano ampia sintesi in un punto di vista etico-filosofico: alcuni articoli di Scalfari hanno dato avvio a battaglie ideologico-culturali, quali i referendum sul divorzio e sull'aborto. La sua ispirazione politica è liberale di matrice sociale. Punti forti dei suoi articoli recenti sono la laicità, la questione morale, la filosofia e la ferma critica verso l'azione politica di Silvio Berlusconi."
Credo che Scalfari sia un pensatore di grande livello, sappia trasformare i concetti in formule matematiche e meriti la stima di tutta la intellighenzia.
Penso anche che curi ogni mattina la barba con grande attenzione davanti allo specchio, che certamente, se avesse la parola, vorrebbe dirgli : MA CHE BARBA !!!!
giovedì 27 gennaio 2011
MAI PIU'
per non dimenticare mai
Il termine Shoah (fonte : http://www.andriaroberto.com/nuova_pagina_30.htm)è voluto dagli ebrei, i quali, attualmente, rifiutano l'altra parola stilizzata, Olocausto, in quanto questo indica un sacrificio propiziatorio, il che è sicuramente ingannevole.
L'espressione Shoah si riferisce al periodo che intercorre fra il 30 Gennaio 1933, quando Hitler divenne Cancelliere della Germania, e l'8 Maggio 1945, la fine della guerra in Europa: in questo periodo furono milioni le persone soppresse dalla follia razziale nei confronti non solo degli ebrei . Pur essendo impossibile accertare l'esatto numero di vittime ebree, le statistiche indicano che il totale fu di oltre 5.860.000 persone. La maggior parte delle autorità generalmente accettano la cifra approssimativa di sei milioni a cui si devono sommare 5 milioni circa di civili non ebrei uccisi. In tutto quindi, ma la cifra precisa ha ben poca importanza, oltre 10 milioni di persone furono uccise dall'odio nazionalsocialista.
MAI PIU' !!!
NEVER MORE!!!
JAMAIS PLUS!!!
NIE MEHR !!!
NUNCA MAS!!!
ΠΟΤΕ Περισσοτερες!!!
NUMQUAM ITERETUR !!!
!!! أبدا أكثر
giovedì 29 luglio 2010
EVASIONE FISCALE

Il Fisco è nato per permettere allo Stato di corrispondere con il pubblico danaro alle necessità della collettività, e quindi la collettività deve rispondere al fisco, ciascuno in funzione delle proprie capacità.
Lo Stato a propria volta deve rispondere alla collettività sull'utilizzo del pubblico danaro prelevato attraverso il Fisco.
Domanda: qual'è la sanzione per il cittadino che evade il Fisco al fine di sottrarre risorse allo sperpero perpetrato dallo Stato ?
sabato 11 luglio 2009
Uno sguardo diverso sulla crisi finanziaria
San Tommaso a Wall Streetdi Luca M. Possati
da L'Osservatore Romano - 7 dicembre 2008Tommaso non è mai stato a Wall Street. Non ha mai letto il "Financial Times", l'"Economist" o "Il Sole 24 Ore", e forse non li leggerebbe nemmeno se fosse ancora in vita. Certo, l'autore della Summa theologiae conosceva bene l'avarizia, il mondo degli affari, il denaro, l'usura, il commercio - e su questi fenomeni ha riflettuto a lungo interpretandone il senso alla luce dei Padri della Chiesa e della filosofia greca, araba ed ebraica - ma non poteva immaginare Lehmann Brothers, Goldman Sachs, l'economia di mercato, l'età del neoliberismo selvaggio.
La voce dell'Aquinate torna a farsi sentire grazie a uno straordinario strumento interpretativo: De re oeconomica, il lessico settoriale tomistico dell'economia, tre volumi ideati e realizzati dalla Cael (l'associazione per la computerizzazione delle analisi ermeneutiche e lessicologiche), presentati a Benedetto XVI al termine dell'udienza generale dello scorso 26 novembre.
Non libri da leggere, tanto meno interpretazioni: chi scorre le pagine di questi grandi volumi non si troverà di fronte a parole, a frasi, a un testo corrente, ma a numeri, sigle, citazioni, indici. Siamo al cospetto di "austeri documenti da studiare", come li definisce il promotore del progetto, il gesuita Roberto Busa, pioniere della linguistica computazionale e autore dell'Index Thomisticus.
giovedì 14 febbraio 2008
JEAN - LEON GEROME
Jean-Léon Gérôme (Vesoul, 11 maggio 1824 – Parigi, 28 gennaio 1904) è stato un pittore e scultore francese.
Si oppose al movimento impressionista iniziato da Monet e Manet continuando a sviluppare e conservare il neoclassicismo francese. La sue opere sono principalmente di tema storico, mitologico e orientalistiche portando la tradizione dell'impero francese ad un climax.
Si oppose al movimento impressionista iniziato da Monet e Manet continuando a sviluppare e conservare il neoclassicismo francese. La sue opere sono principalmente di tema storico, mitologico e orientalistiche portando la tradizione dell'impero francese ad un climax.
La Democrazia non è esportabile

tratto da http://guide.dada.net/bibliofilia/interventi/2005/04/205210.shtml
Per la nostra cultura la democrazia è "il migliore dei sistemi possibili", un valore così universale che l'Occidente si ritiene in dovere di esportare, anche con la forza, presso popolazioni che hanno storia, vissuti e istituzioni completamente diversi. Massimo Fini, nel suo nuovo libro "Sudditi", demolisce questa radicata convinzione.Il suo attacco però non segue le linee né della critica di sinistra, che addebita alla democrazia liberale di non aver realizzato l'uguaglianza sociale, né di destra che la bolla come governo dei mediocri. La "democrazia reale" è un regime di minoranze organizzate, di oligarchie politiche economiche e criminali che schiaccia e asservisce l'individuo, già frustrato e reso anonimo dal meccanismo produttivo di cui la democrazia è l'involucro legittimante.
In Occidente si è convinti che la democrazia e il mercato (le due cose sono oggi considerate più che strettamente legate, inscindibili) siano lo stadio finale del lungo processo politico e istituzionale che ha inizio, in pratica, con la comparsa dell'uomo sulla terra e il suo caratterizzarsi come "animale sociale", che vive in comunità. Quando crollò l'Unione Sovietica, "l'Impero del Male", il politologo americano Francis Fukuyama annunciò al mondo che la Storia era finita. Poiché la democrazia aveva sconfitto, dopo i nazifascismi, anche il suo ultimo avversario, il comunismo, non c'era più nulla da fare né obbiettivo da perseguire e l'Occidente poteva godersi serenamente il suo trionfo per l'eternità.
Per la verità, come si è visto, la Storia non era affatto finita, sotto certi aspetti si potrebbe anzi dire che era appena cominciata e Bin Laden, o chi per lui, avrebbe dovuto togliere ogni dubbio in proposito. Ma Fukuyama e tutti i Fukuyama dell'Occidente non si sono fatti smontare per così poco. Hanno ammesso che effettivamente la Storia non si era chiusa nel 1989, ma hanno spostato più in là il fronte di questa epifania. La Storia finirà quando l'intero pianeta, e non solo l'Occidente, sarà stabilmente democratico e tutte le genti potranno fruire in pace e letizia delle bellurie del libero mercato.
È convinzione di ogni progressismo e storicismo, di destra e di sinistra, da Hegel a Marx, che la Storia umana abbia un fine e quindi, dovendo tale fine essere prima o poi raggiunto, anche una fine. All'interno di questa concezione Fukuyama ritiene che esista una Storia universale dell'umanità, valida per tutti i popoli del mondo che sarebbero inevitabilmente e inesorabilmente condotti, dalla ferrea logica di questo disegno finalistico, verso la «Terra Promessa della democrazia», della «diffusione di una cultura generale del consumo», del «capitalismo su base tecnologica». Si tratta solo di accelerare questo processo aiutando le popolazioni che, per pura maleducazione, non sono ancora democratiche a diventarlo, di dar loro una spinta sulla strada dell'emancipazione, perché l'uomo, se lasciato libero di scegliere, è naturaliter democratico. Dopo l' Homo oeconomicus i liberali si sono inventati anche l' Homo democraticus.
Quello di Fukuyama non è un delirio solitario, l'onanismo di un epigono di Hegel, ottuso come tutti gli epigoni. È una follia collettiva. O, quantomeno, une folie à deux. Perché questa è esattamente la "dottrina Bush".
Per la nostra cultura la democrazia è "il migliore dei sistemi possibili", un valore così universale che l'Occidente si ritiene in dovere di esportare, anche con la forza, presso popolazioni che hanno storia, vissuti e istituzioni completamente diversi. Massimo Fini, nel suo nuovo libro "Sudditi", demolisce questa radicata convinzione.Il suo attacco però non segue le linee né della critica di sinistra, che addebita alla democrazia liberale di non aver realizzato l'uguaglianza sociale, né di destra che la bolla come governo dei mediocri. La "democrazia reale" è un regime di minoranze organizzate, di oligarchie politiche economiche e criminali che schiaccia e asservisce l'individuo, già frustrato e reso anonimo dal meccanismo produttivo di cui la democrazia è l'involucro legittimante.
In Occidente si è convinti che la democrazia e il mercato (le due cose sono oggi considerate più che strettamente legate, inscindibili) siano lo stadio finale del lungo processo politico e istituzionale che ha inizio, in pratica, con la comparsa dell'uomo sulla terra e il suo caratterizzarsi come "animale sociale", che vive in comunità. Quando crollò l'Unione Sovietica, "l'Impero del Male", il politologo americano Francis Fukuyama annunciò al mondo che la Storia era finita. Poiché la democrazia aveva sconfitto, dopo i nazifascismi, anche il suo ultimo avversario, il comunismo, non c'era più nulla da fare né obbiettivo da perseguire e l'Occidente poteva godersi serenamente il suo trionfo per l'eternità.
Per la verità, come si è visto, la Storia non era affatto finita, sotto certi aspetti si potrebbe anzi dire che era appena cominciata e Bin Laden, o chi per lui, avrebbe dovuto togliere ogni dubbio in proposito. Ma Fukuyama e tutti i Fukuyama dell'Occidente non si sono fatti smontare per così poco. Hanno ammesso che effettivamente la Storia non si era chiusa nel 1989, ma hanno spostato più in là il fronte di questa epifania. La Storia finirà quando l'intero pianeta, e non solo l'Occidente, sarà stabilmente democratico e tutte le genti potranno fruire in pace e letizia delle bellurie del libero mercato.
È convinzione di ogni progressismo e storicismo, di destra e di sinistra, da Hegel a Marx, che la Storia umana abbia un fine e quindi, dovendo tale fine essere prima o poi raggiunto, anche una fine. All'interno di questa concezione Fukuyama ritiene che esista una Storia universale dell'umanità, valida per tutti i popoli del mondo che sarebbero inevitabilmente e inesorabilmente condotti, dalla ferrea logica di questo disegno finalistico, verso la «Terra Promessa della democrazia», della «diffusione di una cultura generale del consumo», del «capitalismo su base tecnologica». Si tratta solo di accelerare questo processo aiutando le popolazioni che, per pura maleducazione, non sono ancora democratiche a diventarlo, di dar loro una spinta sulla strada dell'emancipazione, perché l'uomo, se lasciato libero di scegliere, è naturaliter democratico. Dopo l' Homo oeconomicus i liberali si sono inventati anche l' Homo democraticus.
Quello di Fukuyama non è un delirio solitario, l'onanismo di un epigono di Hegel, ottuso come tutti gli epigoni. È una follia collettiva. O, quantomeno, une folie à deux. Perché questa è esattamente la "dottrina Bush".
martedì 12 febbraio 2008
UNA LIRICA IMMORTALE
In seguito alla morte dell’amico torero caduto nell’arena, Lorca scrive il bellissimo Llanto por Ignacio Sánchez, in quattro parti.
Il componimento, dopo l’irrompente inizio della prima parte (“La cogida y la muerte” - Il cozzo e la morte -, introdotta e scandita dalle famose “cinco de la tarde” che suonano in tutti gli orologi del mondo), prende via via un tono più pacato (nella seconda parte, “La sangre derramada” - Il sangue versato - e nella terza parte “Cuerpo presente” - Corpo presente) -, e cede alla fine all’elegia e al rimpianto per l’amico morto levandosi a ricordarne la grandezza al di là della morte (nella quarta e ultima parte “Alma ausente” -Anima assente)
Il componimento, dopo l’irrompente inizio della prima parte (“La cogida y la muerte” - Il cozzo e la morte -, introdotta e scandita dalle famose “cinco de la tarde” che suonano in tutti gli orologi del mondo), prende via via un tono più pacato (nella seconda parte, “La sangre derramada” - Il sangue versato - e nella terza parte “Cuerpo presente” - Corpo presente) -, e cede alla fine all’elegia e al rimpianto per l’amico morto levandosi a ricordarne la grandezza al di là della morte (nella quarta e ultima parte “Alma ausente” -Anima assente)
casa natale di Garcia Lorca
anima assente
(alma ausente)
No te conoce el toro ni la higuera,
ni caballos ni hormigas de tu casa.
No te conoce el nino ni la tarde
porque te has muerto para siempre.
No te conoce el lomo de la piedra,
ni el raso negro donde te destrozas.
No te conoce tu recuerdo mudo
porque te has muerto para siempre.
El otono vendrà con caracolas,
uva de niebla y montes agrupados,
pero nadie querrà mirar tus ojos
porque te has muerto para siempre.
Porque te has muerto para siempre,
como todos los muertos de la tierra,
como todos los muertos que se olvidan
en un montòn de perros agapados.
No te conoce nadie. No. Pero yo te canto.
Yo canto para luego tu perfil y tu gracia.
La madurez insigne de tu conocimiento.
Tu apetencia de muerte y el gusto de su boca.
La tristeza que tuvo tu valiente alegrìa.
Tardarà mucho tiempo en nacer, si es que nace,
un andaluz tan claro, tan rico de aventura.
Yo canto su elegancia con palabras que gimen
y recuerdo una brisa triste por los olivos.
Non ti conosce nè il toro nè il fico,
nè i cavalli nè le formiche di casa tua.
Non ti conosce il bambino nè la sera
perché tu sei morto per sempre.
Non ti conosce il dorso della pietra,
nè il raso nero dove ti distruggi.
Non ti conosce il tuo muto ricordo
perché tu dei morto per sempre.
Verrà l'autunno con le conchiglie,
uva di nebbia e monti aggruppati,
ma nessuno vorrà guardare i tuoi occhi
perché tu sei morto per sempre.
Perché tu sei morto per sempre,
come tutti i morti della Terra,
come tutti i morti che si scordano
in un mucchio di cani spenti.
Nessuno ti conosce. No. Ma io ti canto.
Canto per dopo il tuo profilo e la tua grazia.
La grande maturità della tua intelligenza.
Il tuo appetito di morte e il gusto della sua bocca.
La tristezza che ebbe la tua coraggiosa allegria.
Tarderà molto a nascere, se nasce,
un andaluso così puro, così ricco d'avventura.
Canto la sua eleganza con parole che gemono,
e ricordo una brezza triste negli ulivi.
ni caballos ni hormigas de tu casa.
No te conoce el nino ni la tarde
porque te has muerto para siempre.
No te conoce el lomo de la piedra,
ni el raso negro donde te destrozas.
No te conoce tu recuerdo mudo
porque te has muerto para siempre.
El otono vendrà con caracolas,
uva de niebla y montes agrupados,
pero nadie querrà mirar tus ojos
porque te has muerto para siempre.
Porque te has muerto para siempre,
como todos los muertos de la tierra,
como todos los muertos que se olvidan
en un montòn de perros agapados.
No te conoce nadie. No. Pero yo te canto.
Yo canto para luego tu perfil y tu gracia.
La madurez insigne de tu conocimiento.
Tu apetencia de muerte y el gusto de su boca.
La tristeza que tuvo tu valiente alegrìa.
Tardarà mucho tiempo en nacer, si es que nace,
un andaluz tan claro, tan rico de aventura.
Yo canto su elegancia con palabras que gimen
y recuerdo una brisa triste por los olivos.
Non ti conosce nè il toro nè il fico,
nè i cavalli nè le formiche di casa tua.
Non ti conosce il bambino nè la sera
perché tu sei morto per sempre.
Non ti conosce il dorso della pietra,
nè il raso nero dove ti distruggi.
Non ti conosce il tuo muto ricordo
perché tu dei morto per sempre.
Verrà l'autunno con le conchiglie,
uva di nebbia e monti aggruppati,
ma nessuno vorrà guardare i tuoi occhi
perché tu sei morto per sempre.
Perché tu sei morto per sempre,
come tutti i morti della Terra,
come tutti i morti che si scordano
in un mucchio di cani spenti.
Nessuno ti conosce. No. Ma io ti canto.
Canto per dopo il tuo profilo e la tua grazia.
La grande maturità della tua intelligenza.
Il tuo appetito di morte e il gusto della sua bocca.
La tristezza che ebbe la tua coraggiosa allegria.
Tarderà molto a nascere, se nasce,
un andaluso così puro, così ricco d'avventura.
Canto la sua eleganza con parole che gemono,
e ricordo una brezza triste negli ulivi.
Neither the bull nor the fig tree know you,
nor your horses, nor the ants under your floor.
Neither the child nor the evening know you,
because you have died forever.
The spine of rock does not know you,
nor the black satin where you are ruined,
Your mute remembrance does not know you,
because you have died forever.
Autumn will come with its snails,
grapes in mist, and clustered mountains,
but no one will want to gaze in your eyes,
because you have died forever.
Because you have died forever,
like all the dead of the Earth,
like all the dead forgotten
in a pile of lifeless curs.
No one knows you. No. But I sing of you.
I sing for others your profile and grace.
The famed ripeness of your understanding.
Your appetite for death, pleasure in its savour.
The sadness your valiant gaiety contained.
Not for a long time, if ever, will there be born,
an Andalusian so brilliant, so rich in adventure.
I sing his elegance in words that moan,
and remember a sad breeze through the olive-trees.
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