giovedì 29 luglio 2010
EVASIONE FISCALE

Il Fisco è nato per permettere allo Stato di corrispondere con il pubblico danaro alle necessità della collettività, e quindi la collettività deve rispondere al fisco, ciascuno in funzione delle proprie capacità.
Lo Stato a propria volta deve rispondere alla collettività sull'utilizzo del pubblico danaro prelevato attraverso il Fisco.
Domanda: qual'è la sanzione per il cittadino che evade il Fisco al fine di sottrarre risorse allo sperpero perpetrato dallo Stato ?
sabato 11 luglio 2009
Uno sguardo diverso sulla crisi finanziaria
San Tommaso a Wall Streetdi Luca M. Possati
da L'Osservatore Romano - 7 dicembre 2008Tommaso non è mai stato a Wall Street. Non ha mai letto il "Financial Times", l'"Economist" o "Il Sole 24 Ore", e forse non li leggerebbe nemmeno se fosse ancora in vita. Certo, l'autore della Summa theologiae conosceva bene l'avarizia, il mondo degli affari, il denaro, l'usura, il commercio - e su questi fenomeni ha riflettuto a lungo interpretandone il senso alla luce dei Padri della Chiesa e della filosofia greca, araba ed ebraica - ma non poteva immaginare Lehmann Brothers, Goldman Sachs, l'economia di mercato, l'età del neoliberismo selvaggio.
La voce dell'Aquinate torna a farsi sentire grazie a uno straordinario strumento interpretativo: De re oeconomica, il lessico settoriale tomistico dell'economia, tre volumi ideati e realizzati dalla Cael (l'associazione per la computerizzazione delle analisi ermeneutiche e lessicologiche), presentati a Benedetto XVI al termine dell'udienza generale dello scorso 26 novembre.
Non libri da leggere, tanto meno interpretazioni: chi scorre le pagine di questi grandi volumi non si troverà di fronte a parole, a frasi, a un testo corrente, ma a numeri, sigle, citazioni, indici. Siamo al cospetto di "austeri documenti da studiare", come li definisce il promotore del progetto, il gesuita Roberto Busa, pioniere della linguistica computazionale e autore dell'Index Thomisticus.
giovedì 14 febbraio 2008
JEAN - LEON GEROME
Jean-Léon Gérôme (Vesoul, 11 maggio 1824 – Parigi, 28 gennaio 1904) è stato un pittore e scultore francese.
Si oppose al movimento impressionista iniziato da Monet e Manet continuando a sviluppare e conservare il neoclassicismo francese. La sue opere sono principalmente di tema storico, mitologico e orientalistiche portando la tradizione dell'impero francese ad un climax.
Si oppose al movimento impressionista iniziato da Monet e Manet continuando a sviluppare e conservare il neoclassicismo francese. La sue opere sono principalmente di tema storico, mitologico e orientalistiche portando la tradizione dell'impero francese ad un climax.
La Democrazia non è esportabile

tratto da http://guide.dada.net/bibliofilia/interventi/2005/04/205210.shtml
Per la nostra cultura la democrazia è "il migliore dei sistemi possibili", un valore così universale che l'Occidente si ritiene in dovere di esportare, anche con la forza, presso popolazioni che hanno storia, vissuti e istituzioni completamente diversi. Massimo Fini, nel suo nuovo libro "Sudditi", demolisce questa radicata convinzione.Il suo attacco però non segue le linee né della critica di sinistra, che addebita alla democrazia liberale di non aver realizzato l'uguaglianza sociale, né di destra che la bolla come governo dei mediocri. La "democrazia reale" è un regime di minoranze organizzate, di oligarchie politiche economiche e criminali che schiaccia e asservisce l'individuo, già frustrato e reso anonimo dal meccanismo produttivo di cui la democrazia è l'involucro legittimante.
In Occidente si è convinti che la democrazia e il mercato (le due cose sono oggi considerate più che strettamente legate, inscindibili) siano lo stadio finale del lungo processo politico e istituzionale che ha inizio, in pratica, con la comparsa dell'uomo sulla terra e il suo caratterizzarsi come "animale sociale", che vive in comunità. Quando crollò l'Unione Sovietica, "l'Impero del Male", il politologo americano Francis Fukuyama annunciò al mondo che la Storia era finita. Poiché la democrazia aveva sconfitto, dopo i nazifascismi, anche il suo ultimo avversario, il comunismo, non c'era più nulla da fare né obbiettivo da perseguire e l'Occidente poteva godersi serenamente il suo trionfo per l'eternità.
Per la verità, come si è visto, la Storia non era affatto finita, sotto certi aspetti si potrebbe anzi dire che era appena cominciata e Bin Laden, o chi per lui, avrebbe dovuto togliere ogni dubbio in proposito. Ma Fukuyama e tutti i Fukuyama dell'Occidente non si sono fatti smontare per così poco. Hanno ammesso che effettivamente la Storia non si era chiusa nel 1989, ma hanno spostato più in là il fronte di questa epifania. La Storia finirà quando l'intero pianeta, e non solo l'Occidente, sarà stabilmente democratico e tutte le genti potranno fruire in pace e letizia delle bellurie del libero mercato.
È convinzione di ogni progressismo e storicismo, di destra e di sinistra, da Hegel a Marx, che la Storia umana abbia un fine e quindi, dovendo tale fine essere prima o poi raggiunto, anche una fine. All'interno di questa concezione Fukuyama ritiene che esista una Storia universale dell'umanità, valida per tutti i popoli del mondo che sarebbero inevitabilmente e inesorabilmente condotti, dalla ferrea logica di questo disegno finalistico, verso la «Terra Promessa della democrazia», della «diffusione di una cultura generale del consumo», del «capitalismo su base tecnologica». Si tratta solo di accelerare questo processo aiutando le popolazioni che, per pura maleducazione, non sono ancora democratiche a diventarlo, di dar loro una spinta sulla strada dell'emancipazione, perché l'uomo, se lasciato libero di scegliere, è naturaliter democratico. Dopo l' Homo oeconomicus i liberali si sono inventati anche l' Homo democraticus.
Quello di Fukuyama non è un delirio solitario, l'onanismo di un epigono di Hegel, ottuso come tutti gli epigoni. È una follia collettiva. O, quantomeno, une folie à deux. Perché questa è esattamente la "dottrina Bush".
Per la nostra cultura la democrazia è "il migliore dei sistemi possibili", un valore così universale che l'Occidente si ritiene in dovere di esportare, anche con la forza, presso popolazioni che hanno storia, vissuti e istituzioni completamente diversi. Massimo Fini, nel suo nuovo libro "Sudditi", demolisce questa radicata convinzione.Il suo attacco però non segue le linee né della critica di sinistra, che addebita alla democrazia liberale di non aver realizzato l'uguaglianza sociale, né di destra che la bolla come governo dei mediocri. La "democrazia reale" è un regime di minoranze organizzate, di oligarchie politiche economiche e criminali che schiaccia e asservisce l'individuo, già frustrato e reso anonimo dal meccanismo produttivo di cui la democrazia è l'involucro legittimante.
In Occidente si è convinti che la democrazia e il mercato (le due cose sono oggi considerate più che strettamente legate, inscindibili) siano lo stadio finale del lungo processo politico e istituzionale che ha inizio, in pratica, con la comparsa dell'uomo sulla terra e il suo caratterizzarsi come "animale sociale", che vive in comunità. Quando crollò l'Unione Sovietica, "l'Impero del Male", il politologo americano Francis Fukuyama annunciò al mondo che la Storia era finita. Poiché la democrazia aveva sconfitto, dopo i nazifascismi, anche il suo ultimo avversario, il comunismo, non c'era più nulla da fare né obbiettivo da perseguire e l'Occidente poteva godersi serenamente il suo trionfo per l'eternità.
Per la verità, come si è visto, la Storia non era affatto finita, sotto certi aspetti si potrebbe anzi dire che era appena cominciata e Bin Laden, o chi per lui, avrebbe dovuto togliere ogni dubbio in proposito. Ma Fukuyama e tutti i Fukuyama dell'Occidente non si sono fatti smontare per così poco. Hanno ammesso che effettivamente la Storia non si era chiusa nel 1989, ma hanno spostato più in là il fronte di questa epifania. La Storia finirà quando l'intero pianeta, e non solo l'Occidente, sarà stabilmente democratico e tutte le genti potranno fruire in pace e letizia delle bellurie del libero mercato.
È convinzione di ogni progressismo e storicismo, di destra e di sinistra, da Hegel a Marx, che la Storia umana abbia un fine e quindi, dovendo tale fine essere prima o poi raggiunto, anche una fine. All'interno di questa concezione Fukuyama ritiene che esista una Storia universale dell'umanità, valida per tutti i popoli del mondo che sarebbero inevitabilmente e inesorabilmente condotti, dalla ferrea logica di questo disegno finalistico, verso la «Terra Promessa della democrazia», della «diffusione di una cultura generale del consumo», del «capitalismo su base tecnologica». Si tratta solo di accelerare questo processo aiutando le popolazioni che, per pura maleducazione, non sono ancora democratiche a diventarlo, di dar loro una spinta sulla strada dell'emancipazione, perché l'uomo, se lasciato libero di scegliere, è naturaliter democratico. Dopo l' Homo oeconomicus i liberali si sono inventati anche l' Homo democraticus.
Quello di Fukuyama non è un delirio solitario, l'onanismo di un epigono di Hegel, ottuso come tutti gli epigoni. È una follia collettiva. O, quantomeno, une folie à deux. Perché questa è esattamente la "dottrina Bush".
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